La Masseria di Sessa e l’Aurunco, un metodo classico di falanghina

Aurunco Falanghina Spumante, La Masseria di Sessa

Una Falanghina con il Metodo Classico si può: l’Aurunco de La Masseria di Sessa, per esempio.

Sorsi e Risorsi storici, così si chiamava la manifestazione organizzata lo scorso anno dal Vitica, il Consorzio di tutela dei Vini a D.O.C. Aversa, Falerno del Massico e Galluccio, delle I.G.T. Terre del Volturno e Roccamonfina, oggi guidato da Cesare Avenia (Il Verro). È a quell’evento in tre tappe che devo la conoscenza de La Masseria di Sessa.

La guida dell’azienda certificata biologica in agro di Sessa Aurunca è dal 2018 nelle mani di Alfredo Russo, ma il vino non è l’unica attività. La masseria, anzi, come nella migliore tradizione rurale campana, è un’azienda agricola a 360 gradi che si occupa tra le altre cose anche di olivicoltura e di allevamenti con una fattoria didattica.

Avevo già preso nota di un rosso semplice ma ben congegnato a base sciascinoso, oggi però permettemi una segnalazione per l’Aurunco, un Metodo Classico che sta 24 mesi sui lieviti e vede protagonista, ovviamente, la falanghina (1500 bottiglie, commercializzate a un prezzo di 18 euro).

La sensazione dopo l’assaggio è che la partita si giochi più sul terreno della piacevolezza complessiva, che non della finezza tout court. C’è una certa sapidità – e credo che questa sia di ricollegare con ogni probabilità alla natura dei suoli (siamo ai piedi del vulcano spento di Roccamonfina) –, che unitamente a schiettezza e forte vocazione gastronomica mi sembrano gli aspetti più convincenti di questa bollicina, che a tavola fa egregiamente il suo lavoro.

Un plauso va senz’altro alla scelta di puntare sulla spumantizzazione con il metodo della seconda rifermentazione in bottiglia della falanghina, una varietà trasversalmente campana di cui non s’è mancato di elogiare le potenzialità pure per la produzione di vini spumanti.

E quindi bene, avanti così!

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La Masseria di Sessa
Via Travata Km 3+100
81037 Sessa Aurunca (CE)
T +39 0823 1761424
M info@lamasseriadisessa.it

La Falanghina di Terre Caudium

Falanghina, Terre Caudium

Vi racconto l’estemporanea verticale di Falanghina durante la mia visita a Terre Caudium.

La famiglia Caporaso ha iniziato a imbottigliare soltanto nel 2007, ma a Terre Caudium si producono uve e vino da ben quattro generazioni. È Carmine a occuparsi delle vigne e della cantina: lo affiancano il figlio ventenne Ruben, diplomato all’Istituto Agrario, e le figlie Sara e Annalisa, insieme al marito di quest’ultima Fabio Caccavale. Se non s’è capito, insomma, la quinta generazione è già all’opera!

Gli ettari vitati sono circa due e mezzo: nei pressi della cantina, a Cautano, ci sono due “tendoni” di aglianico e coda di volpe; nella vicina Vitulano, c’è invece un appezzamento di un ettaro e mezzo (per metà aglianico, per il resto falanghina e coda di volpe). La produzione è di circa 7000 bottiglie all’anno; le altre uve prodotte, quando non vinificate per la produzione di sfuso, sono vendute a privati.

Sebbene la produzione di falanghina non sia il core business dell’azienda, mi fa piacere lasciare traccia della mini verticale fatta in cantina. Curiosità: la denominazione è Campania Igt, dalla vendemmia 2020 sarà Beneventano Igt.

Le ultime annate

Partirei appunto dalla promettente Falanghina 2020 assaggiata da vasca, che andrà in bottiglia ad aprile prossimo. Dopotutto, se è vero che l’ultima vendemmia sarà con ogni probabilità la migliore degli ultimi anni per l’aglianico, non va taciuto che pure i bianchi si sono difesi bene, specie in un areale come quello del Taburno, dove il clima è pedemontano e si registrano forti escursioni termiche tra il giorno e la notte.

Quanto invece alle due etichette attualmente commercializzate, la Falanghina 2019 (1000 bottiglie – € 6 franco cantina) ha sorso più largo e denso, comunque fresco e citrino, mentre la Falanghina 2018 pare al contrario più algida e verticale, magari manca appena po’ di polpa (oltre che un grado e mezzo di alcol rispetto all’altra, che misura 13,5%).

Le sensazioni sono complessivamente positive, al netto di qualche “dolcezza” di troppo e (forse) di un’eccessiva marcatura della solforosa. Ai punti, però, direi più Falanghina 2019 che 2018.

Terre Caudium
Contrada Sala, 25
82030 Cautano (BN)
T +39 0824 873007

Monte Cigno, l’altra Falanghina de I Pentri

«Monte Cigno è la falanghina di tutte le nostre vigne, comprese quelle più giovani»: così Lia Falato e Dionisio Meola* mi hanno raccontato la loro “seconda” (ça va sans dire) etichetta di falanghina.

Ogni volta che vado a I Pentri, Lia è sempre indaffarata in qualcosa: «volevamo provare a fare la ricotta con il latte delle pecore che pascolano qui nelle nostre vigne. Almeno sappiamo cosa mangiano», così appena qualche settimana fa.

Ero passato per provare le ultime annate, e partirei proprio dalla Falanghina Monte Cigno, che prima c’era ma non aveva un nome e ora invece ce l’ha (Monte Cigno, nel territorio di Cusano Mutri, era l’altura trincerata dei Sanniti-Pentri).

Flora e Monte Cigno

Le uve per il Monte Cigno sono raccolte generalmente nella terza decade di settembre, a differenza di quelle destinate alla Falanghina Flora, che invece restano in pianta fino a ottobre inoltrato. La vinificazione segue però gli stessi ritmi, e anche l’imprinting gusto-olfattivo è simile: mi piacciono molto quelle sensazioni di tiglio ed erbe amare.

I 14 gradi di alcol non sono certo una novità, non da queste parti almeno (il comprensorio tra Castelvenere e Guardia Sanframondi, nel Sannio beneventano). Né si vuole intervenire per spogliare il vino di alcunché. Se però si beve che è un piacere, ed è questo il bello, lo si deve a freschezza e sapidità in quantità.

Bonus: l’ho bevuto con soddisfazione e senza alcuna difficoltà a 14 gradi, e pure con qualche grado in meno. Voi fate un po’ come vi pare: il risultato sarà bello uguale!

I Pentri
via Nazionale Sannitica, 72
82037 Castelvenere (BN)
T +39 0824 940644
M ipentri@gmail.com

* in questo post di Marco Stanzione trovate la storia del loro ritorno alla terra.