Una Falanghina (del Sannio) nella Top 100 Wines

La notizia è di qualche giorno fa: la Falanghina del Sannio “Vigna Segreta” 2017 di Mustilli è al 45° posto nella Top 100 Wines di Wine Enthusiast. Buone nuove, insomma, dall’America, a pochi giorni di distanza dalle considerazioni di Ian D’Agata, che aveva esternato qualche perplessità sull’indiscriminato uso di lieviti selezionati e sui conseguenti effetti omologanti in alcuni vini da uve falanghina.

La lusinghiera recensione* firmata da Kerin O’Keefe non è soltanto un premio al lavoro di Anna Chiara e Paola Mustilli, che stanno proseguendo nell’opera iniziata dal compianto papà Leonardo, l’ingegnere della falanghina** scomparso poco più di due anni fa. Si tratta, piuttosto, di un importante riconoscimento per l’intera denominazione, al cui interno non mancano interpretazioni più ambiziose, come è appunto il caso della selezione di Falanghina che è piaciuta a Wine Enthusiast.

Falanghina del Sannio "Vigna Segreta" Mustilli

La Vigna Segreta dei Mustilli, per la cronaca, è quella del vigneto Pozzillo, che sta in cima alla collinetta del podere di famiglia in località Santa Croce, appena fuori il paese, dove Anna Chiara – che è enologa – lavora anche l’orto. Accantonato già da qualche anno l’uso dei legni, la vinificazione prevede oggi un lungo periodo di affinamento sur lie in acciaio e alcuni mesi di bottiglia prima della commercializzazione, che avviene dopo almeno un anno dalla vendemmia.

Anche se la produzione è ormai decentrata nello stabilimento alle porte di Sant’Agata dei Goti, la visita alle vecchie cantine tufacee sotterranee, nel cuore del bellissimo centro storico, è imperdibile e vale decisamente il viaggio, nemmeno poi così proibitivo da Napoli, distante appena una cinquantina di chilometri.

* Enticing scents of green apple, peach blossom and crushed stone mingle together on this elegant white. It’s vibrant and loaded with finesse, offering Anjou pear, Meyer lemon and minerality alongside bright acidity. The crisp, dry finish closes on a ginger note.

** Leonardo Mustilli è stato il primo a credere nella falanghina. Nel 1976 il Comitato Provinciale vitivinicolo sannita, istituto su impulso della Camera di Commercio sannita, iniziò un’importante opera di valutazione delle attitudini alla produzione di alcuni vitigni storici sanniti, tra cui appunto la falanghina, varietà relegata soltanto ad alcune vigne e ormai praticamente in disuso. Pochi anni dopo, era il 1979, l’ingegnere Mustilli imbottigliò la prima Falanghina in purezza.

Falanghina, alcune considerazioni di Ian D’Agata

«The best Campania whites are terroir-driven and full of varietal character», così afferma Ian D’Agata su Vinous.com, compresi quelli ottenuti da varietà come la falanghina, che negli ultimi anni stanno svelando tutto il loro potenziale*.

Il problema semmai, almeno per quanto riguarda i vini da uve falanghina (ovviamente non tutti), è – traduco letteralmente – «l’uso quasi ubiquitario di lieviti industriali» che trasformano alcuni di essi in «dolci bombe alla frutta di banana matura e ananas» che potrebbero magari essere anche buone da sorseggiare (si fa per dire), «ma non sono ideali con il cibo».

Bingo.

* Ian D’Agata lo aveva già detto a chiare lettere un anno fa: il suo articolo, sempre su Vinous.com, aveva il titolo emblematico Campania: more Than Just Fiano, Greco and Aglianico.

“Ode alla falanghina” a Corte Normanna

Devo ringraziare i fratelli Alfredo e Gaetano Falluto, fondatori di Corte Normanna, che mi hanno portato alla scoperta di alcune delle bellezze di Guardia Sanframondi. Non da ultimo perché mi hanno fatto conoscere “Èlòggë alla falanghina”, la poesia in ottonari in rima alternata scritta da un guardiese doc.

I versi incorniciati sono in dialetto locale, ma di fianco c’è la traduzione in italiano corrente. Tra i passaggi più interessanti, ce n’è uno che testimonia il primato socio-economico dell’uva regina del Sannio: «quànd arriva dë štë tjémpë/tùttë vànnë all’arrëcòjjë/addavèrë o a passatjémpë, a La Uàrdja è ùn’urgòjjë». Non manca poi il riferimento a Sannio Falanghina Città europea del vino 2019štànnë nciélë pë stë fàttë/Ggiùnta, sindaquë e cafùna»), traguardo che si spera possa servire a cambiare le sorti dell’economia locale.

I mosti di falanghina appena diventati vino

la degustazione dei mosti

Un altro grazie devo dirlo per l’interessantissima degustazione dei “mosti appena diventati vino” della vendemmia 2019. Nel giorno dell’Estate di San Martino (questa non pervenuta!) s’è parlato soprattutto di agricoltura (l’azienda lavora oggi in regime di lotta integrata), ma pure di alcuni episodi significativi nella vita di Corte Normanna. È Gaetano, il più grande dei due fratelli, a ricordare la reazione stizzita del padre alla decisione di mettersi in proprio: «la prese come un’offesa personale, lui che era stato uno dei soci fondatori de La Guardiense».

A parte la base spumante, ottenuta da uve raccolte nei primissimi giorni di settembre (l’azienda ha puntato con decisione sulla produzione di uno “charmat lungo”, con un affinamento di 11 mesi sui lieviti), abbiamo assaggiato 3 diversi vini da uve di falanghina* raccolte in diverse epoche (prima, seconda e terza decade di settembre). Esiti assai diversi tra loro, specialmente quanto alla percezione di acidità, ma un fil rouge piuttosto evidente quanto a riconoscibilità del vitigno. Davvero una bellissima esperienza.

* La produzione di falanghina a Corte Normanna si aggira intorno ai 900 quintali d’uva, ma soltanto 150 sono utilizzati per produrre vini a denominazione.