Falanghina del Sannio, i consigli di Bruno Vespa

Vorrei sbagliarmi, ma a parte tutta questa sovraesposizione mediatica per i Sindaci di Sannio Falanghina. Città europea del vino 2019, protagonisti di ennemila apparizioni e brindisi anche al Vinitaly appena concluso, mi pare si sia parlato davvero troppo poco di Falanghina del Sannio (del vino, intendo). Anche coloro i quali hanno sin qui dispensato critiche più o meno ragionevoli, lamentandosi per esempio dello scarso risalto che il riconoscimento di Recevin ha avuto sui media nazionali, hanno di fatto inconsapevolmente contribuito ad alimentare una “passerella” che dura ormai da diversi mesi. Insomma, non sarebbe il caso di (cominciare a) parlare dell’uva “Regina del Sannio”?

Sarà anche per questo che trovo ancor più curioso che uno dei pochi pezzi in cui non si parla di Sannio Falanghina, se non incidentalmente, sia proprio quello che ha firmato Bruno Vespa sul penultimo numero del settimanale Oggi. Sì, proprio lui. Ve le ricordate le parole a margine della cerimonia di concessione della laurea ad honorem all’enologo Riccardo Cotarella, quando aveva liquidato la disorganizzazione con un “queste cose si programmano con almeno due anni di anticipo. Ve lo dice uno che nel mondo del vino ci sta“)?

Il Sindaco di Guardia Sanframondi, Floriano Panza, in posa davanti al padiglione Campania a Vinitaly 2019.

Ebbene, a nemmeno un mese di distanza da quell’uscita -se mi è consentito- (forse) un po’ superficiale (fu obiettato che il riconoscimento di Sannio Falanghina risaliva solo all’ottobre precedente) e che aveva poi dato il la ad altre dure critiche della stampa e dell’opinione pubblica locale, il giornalista di Porta a Porta – a cui nessuno aveva fatto la più banale delle domande: le piace questo vino, lo ha mai provato? – consiglia addirittura 3 etichette di Falanghina del Sannio.

La prima è ovviamente la Falanghina del Sannio “Senete” de La Guardiense, il cui enologo consulente è, appunto, Riccardo Cotarella, winemaker pure per lo stesso Bruno Vespa (ah, non sapevate che fa vino a Manduria!?).

Meno “scontati” gli altri due consigli: la Falanghina del Sannio Vendemmia Tardiva 2017 de Il Poggio (l’azienda dei fratelli Carmine e Marco Fusco, che ha recentemente affidato la consulenza enologica a Franco Bernabei) e la Falanghina del Sannio Taburno 2018 di Nifo Sarrapochiello, di cui, pur riservandomi di verificare il “sapore allegro e musicale“, posso dire che, specie negli ultimi anni, si è dimostrata una delle etichette più costanti dell’intera denominazione.

[credits Sannio Falanghina 2019 fanpage]

Falanghina express, n. 3/2019

Dal 25 febbraio al 17 marzo.

Pare che il 2018 sia stato un anno positivo per la falanghina: le vendite di vini a denominazione sono infatti cresciute, in volume e a valore. Lo dice una ricerca di IRI che sarà presentata durante il prossimo Vinitaly (dal 7 al 10 aprile prossimi).

Sul Gambero Rosso (in inglese), il vino del mese è la Falanghina del Sannio 2017 di Fontanavecchia. L’etichetta per così dire “base” dell’azienda di Libero Rillo, a Torrecuso, conferma la sua affidabilità, anche in un millesimo piuttosto complicato.

Luciano Pignataro racconta la Falanghina del Sannio “Senete” 2016 de La Guardiense, offerta durante il pranzo con cui la più importante cooperativa sannita ha festeggiato la Laurea ad honorem concessa dall’Università degli Studi del Sannio all’enologo consulente Riccardo Cotarella.

Tra i vini naturali provati a Live Wine che sono piaciuti a Silvia Fratini (Agrodolce), c’è anche la Falanghina “Iastemma” di Canlibero. Ammetto che le mie (limitate) esperienze con i bianchi di Ennio Romano e Mena Iannella sono state, almeno sin qui, meno positive di quelle vissute invece con i rossi. I beninformati, però, mi dicono di buone nuove anche per i bianchi e, in particolare, per questa falanghina in purezza, che è prodotta nell’areale del Taburno (pur non rivendicandone la denominazione) e fa macerazione di 6 mesi in acciaio.

Sannio Falanghina, ancora polemiche

Chi pensava che l’inaugurazione di Sannio Falanghina avrebbe messo a tacere ogni polemica, compresa quella sulla scelta -poi rinnegata- di celebrare a Napoli il passaggio di consegne con i rappresentanti della città portoghesi di Torres Vedras e Alenquer, si sbagliava di grosso.

A rincarare la dose ci ha pensato la Camera di Commercio di Benevento, che ha disertato la cerimonia di sabato scorso, stigmatizzando l’approssimazione dei sindaci di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso. Il presidente Antonio Campese ha lamentato lo scarso coinvolgimento dei soggetti che avrebbero dovuto essere invece i protagonisti. I viticoltori, appunto: la loro rappresentanza in sala era folta, effettivamente, ma non forse quanto ci si aspettava.

Non è tutto: certa stampa locale si rammarica, tra le altre cose, dello scarso rilievo che ha avuto l’evento sui media nazionali. Attendiamo, adesso, la replica di quanti erano stati tacciati di “provincialismo”, allorquando avevano motivato la scelta dell’inaugurazione ufficiale a Napoli con la possibilità di un maggiore coinvolgimento degli operatori dell’informazione. Tutto e il contrario di tutto, insomma.

Il passaggio di consegne tra i sindaci delle 5 città di Sannio Falanghina e i rappresentanti delle città portoghesi

Gli impegni della politica

La cerimonia inaugurale che ho seguito in diretta è stata una “passerella” per la politica (la foto è di Tv7). Ma ora, esauriti i “bravo, bravissimo” (che pure si possono dire, con il solo limite del “chi si loda, s’imbroda) e proclamati gli obiettivi, anche con iperboli e paroloni, bisogna agire. Il rischio è che le promesse dei politici intervenuti (dare slancio al turismo, favorire la creazione di infrastrutture per la ricettività, ecc…) restino soltanto vuoti slogan acchiappaconsensi.

Lo stesso Vincenzo De Luca, Governatore della Campania, si è sbilanciato prendendo impegni certi e indicando le priorità: viabilità delle aree interne, formazione per i giovani a misura delle realtà agricole operanti sul territorio, continuità nel sostegno economico alle aziende danneggiate dall’alluvione. In sala più di qualcuno avrà preso nota, potremo fare -credo- un primo bilancio già a fine anno.

Se è vero dunque, come è vero, che il turismo enogastronomico è fiorente e che le persone che vanno in giro per il vino si muovono sempre anche per qualcos’altro; se è vero, come è vero, che il Sannio, anche sotto questo profilo, ha tanto, tantissimo da dire, mostrare, raccontare; bèh, proviamo allora -qui sta la sfida- a mettere tutto a sistema, ma non solo a parole.

Come biasimare altrimenti chi ancora non s’è messo in macchina per venire nel Sannio (eh sì, perché col treno è un po’ complicato arrivare a Benevento finanche da Napoli, anche se De Luca ha promesso che il “treno storico Napoli-Salerno farà fermate anche nella città del vino“). E non resterebbe altro che affidarsi alla simpatica chiosa del sindaco Mastella: “chi non beve Falanghina del Sannio peste lo colga!” 😀