Tucci in Italy, la Falanghina di Mustilli conquista la scena internazionale

Il Sannio torna sotto i riflettori internazionali grazie alla nuova stagione di Tucci in Italy, la docuserie firmata National Geographic e condotta da Stanley Tucci, disponibile in Italia su Disney+. Una vetrina prestigiosa che porta sullo schermo la ricchezza gastronomica della Campania e, finalmente, anche uno dei suoi territori più identitari e autentici.

Nella puntata dedicata a Napoli e alla Campania, Tucci accompagna gli spettatori in un viaggio tra tradizioni, sapori e storie locali, andando oltre i luoghi comuni della cucina partenopea. Tra le tappe più significative emerge il Sannio, raccontato attraverso una delle sue realtà simbolo: Cantine Mustilli.

La presenza nella serie della storica azienda di Sant’Agata de’ Goti, oggi condotta da Anna Chiara e Paola Mustilli (nella foto), non è casuale. La famiglia Mustilli ha avuto, infatti, il merito di imbottigliare la prima Falanghina in purezza sul finire degli anni Settanta del secolo scorso, contribuendo in maniera decisiva alla valorizzazione di un vitigno che oggi è tra i più rappresentativi della Campania, oltre che una delle varietà campane a bacca bianca più conosciute al mondo. Un passaggio cruciale nella storia del vitigno, che abbiamo raccontato in modo approfondito qui.

La docuserie, già candidata agli Emmy Awards, racconta il cibo come espressione culturale: non si tratta solo di piatti (e di vini, ovviamente), ma di identità, territori e comunità. In questo contesto, la Falanghina del Sannio assume un valore simbolico, e lo stesso Stanley Tucci sottolinea questo aspetto con una frase che sembra cucita su misura per il Sannio: «La vivace cucina di questa regione racconta come la gente abbia trasformato i bisogni in opportunità.» Un concetto che descrive perfettamente il percorso della viticoltura sannita, passata da una fase di marginalità a un crescente riconoscimento internazionale.

Tucci in Italy sembra essere un’importante occasione per il territorio: il Sannio marginale, spesso meno raccontato rispetto ad altre aree campane, trova qui finalmente uno spazio narrativo all’altezza della sua storia e della qualità delle sue produzioni. E la Falanghina del Sannio, in questo scenario, si conferma ambasciatrice del territorio, rafforzando la reputazione dell’area beneventana e aprendo nuove prospettive anche in termini di enoturismo e promozione territoriale. Se è vero come è vero che sempre più appassionati cercano esperienze autentiche, lontane dai circuiti più turistici, il Sannio ha tutte le carte in regola per rispondere a questa domanda.

Le grandi storie del vino italiano, insomma, passano anche dal Sannio.

Stella Marotta vince il Master della Falanghina del Sannio

Dopo il piazzamento d’onore dello scorso anno, dietro al collega genovese Vincenzo Galati, la sommelier Stella Marotta della Delegazione Ais Cilento e Vallo di Diano – miglior sommelier della Campania 2023 – si è classificata al primo posto.

Venti i partecipanti alla finalissima della seconda edizione del Master, il cui obiettivo è quello di “contribuire a valorizzare la conoscenza e la divulgazione del vitigno, del vino Falanghina del Sannio Doc e della professione del Sommelier“.

Al secondo posto Andrea Peruzzi, della Delegazione Ais Cesena, che si è aggiudicato anche il premio di “miglior comunicatore”. Terza piazza, invece, per un altro romagnolo, Marco Curzi della Delegazione Ais Rimini.

Congratulazioni a Stella Marotta e agli altri sommelier premiati.

[ph credits Sannio Consorzio Tutela Vini]

Inn.fa.res: una nuova falanghina è possibile

Innfares

In chiusura di 2023 sono stati divulgati i risultati di Inn.Fa.Res (INNovazioni per una FAlanghina RESiliente), progetto che si è articolato sostanzialmente in 3 azioni: 1) la sperimentazione di un modello di gestione adattiva dei vigneti di falanghina, in grado di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e salvaguardare la qualità dei vini prodotti; 2) la creazione di un sistema di supporto alle decisioni funzionale a monitorare e fornire assistenza gestionale in tempo reale ai viticoltori; 3) la ridefinizione dei contenuti comunicativi per la valorizzazione di mercato dei vini Falanghina con attributi di resilienza e di sostenibilità.

Ebbene, se non sono certamente trascurabili i dati emersi in merito alla propensione all’acquisto dei vini Falanghina prodotti in modo innovativo e sostenibile*, sono molto interessanti gli aspetti, per così dire, strettamente operativi.

La suddivisione del territorio beneventano in aree viticole omogenee per clima e morfologia (con l’individuazione di 6 “laboratori verdi”, a cui sono aggiunti poi ulteriori 5 siti) e la successiva vinificazione dei grappoli del millesimo 2021 hanno permesso di valutare nuovi scenari colturali in rapporto ai cambiamenti climatici. Meritano ulteriore approfondimento sia la riscontrata diversità delle cinetiche di fermentazione in rapporto ai quantitativi di azoto prontamente assimilabile (APA), sia le criticità connesse con la massiccia presenza di composti fenolici per effetto di errori nella gestione agronomica (ad esempio, un’eccessiva e precoce defogliazione): fattori – questi – che suggerirebbero un cambio nell’approccio enologico.

Si è lavorato, poi, per arrivare all’isolamento di specifici lieviti di fermentazione. Sorprendente è la maggiore caratterizzazione floreale e agrumata rilevata nei vini prodotti con una fermentazione condotta sia con lieviti del tipo “Saccharomyces cerevisiae“, sia con altri non saccharomyces del tipo “Metschnikowia pulcherrima“.

Ancor più rilevante è l’esito del prezioso lavoro di mappatura del territorio beneventano, con la redazione di una carta dei suoli che dovrebbe poi essere disponibile sul sito internet del Centro di Ricerca Interdipartimentale sulla “Earth Critical Zone” per il supporto alla Gestione del Paesaggio e dell’Agroambiente. In un’area estesa circa 208 mila ettari sono stati individuati ben 53 terroir – Sapenzie, Reventa e Cavarena, giusto per citarne alcuni – ciascuno con sue caratteristiche proprie (che necessitano evidentemente di essere conosciute e utilizzate per poter produrre al meglio).

Resta da verificare l’effettivo funzionamento del sistema di supporto decisionale, che pure è una bella innovazione, ma che resta ovviamente subordinato alla capacità che gli stessi viticoltori avranno di alimentarlo in modo corretto e con assiduità. C’è da augurarselo: il sistema potrebbe essere molto utile nel medio-lungo periodo in termini di raccolta di dati statistici.