Biancuzita, la Falanghina del Sannio di Torre a Oriente

Biancuzita è un sinonimo di falanghina attribuito all’ampelografo tedesco Hermann Goethe (1876), ma anche un’interpretazione del vitigno che vuole sfidare il tempo.

Il 2020 s’è purtroppo portato via zi’ Mario Iannella, u’ Barone, testa, cuore e mani nella terra.

Proprio mentre a Torre a Oriente prendeva forma un’idea di accoglienza a tutto tondo, che consente ora agli ospiti di gustare in loco tutto il bello e il buono che questa azienda — sodalizio di vita e di lavoro di Patrizia Iannella e Giorgio Gentilcore — produce tra Torrecuso e Molinara. All’ombra del Taburno, Patrizia si occupa delle vigne di aglianico e falanghina; nel Fortore, invece, il marito Giorgio si dedica agli olivi e alla coltivazione di legumi.

Un bel pranzo domenicale a Locanda Radici a Melizzano è stata l’occasione giusta per ristappare, dopo qualche tempo, la Falanghina del Sannio Biancuzita 2016. Merito di Giuseppe D’Amico, il sommelier di casa, che mi ha guidato negli assaggi.

Cosa dire!? Un calice che va verso il dorato, in perfetto stato di forma, con profumi di buona finezza: frutta, fiori ed erbette, un che di balsamico. E poi un sorso ben ritmato, che si sviluppa in verticale, complice l’annata (che, per la cronaca, sta regalando discrete soddisfazioni sul tempo).

Non male, insomma, per quella che è “una vendemmia ritardata” di falanghina vinificata esclusivamente in acciaio.

Sono tornato a casa con l’idea di “mettere al riparo” quell’ultima bottiglia che ricordavo di avere, tanto — ho pensato — qualche altro annetto potrà farselo tranquillamente. Niente, mi sbagliavo: si trattava della 2015 (ecco svelato il perché della foto).

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Torre a Oriente
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