Falanghina del Sannio Vignasuprema 2018, Aia dei Colombi

Falanghina del Sannio Vignasuprema 2020, Aia dei Colombi

Vignasuprema, il cru di Falanghina del Sannio – sottozona Guardia Sanframondi – dei fratelli Gaetano e Marcello Pascale, ad Aia dei Colombi, si conferma un bianco di grande spessore e capace di regalare sorprese nel tempo.

Vignasuprema è un nome di fantasia. Descrive bene, però, un fatto: il vigneto da cui arrivano i grappoli di falanghina, in località Colle dell’Aia*, è l’ultimo ad essere abbandonato dai raggi del sole. Lo si può verificare agevolmente guardando il tramonto dal terrazzo antistante la cantina, che sorge lì dove un tempo era l’aia dei colombi di fianco alla casa famigliare.

Il millesimo 2018 stappato proprio qualche sera fa vale come ulteriore conferma: Vignasuprema è una Falanghina del Sannio d’autore. A dispetto di una certa struttura e di un volume alcolico che si attesta sui 14 gradi e mezzo, questo bianco non paga alcun dazio in fatto di bevibilità, supportata com’è da acidità e – soprattutto – sapidità. Frutta a polpa bianca, salvia, mentuccia, un naso ricco da raccolta ritardata delle uve, che appunto avviene nella prima decade di ottobre. Solo acciaio, con 10 mesi di affinamento sulle fecce fini.

Piccolo prezzo (tra i 10 e i 12 euro), grande soddisfazione.

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* e pure quelli di aglianico per la riserva omonima.

Falanghina del Sannio Taburno 2020, Cantine Tora

Falanghina del Sannio Taburno 2020, Cantine Tora

La Falanghina del Sannio per così dire “base” di Cantine Tora è etichetta con un ottimo rapporto tra la qualità e il prezzo.

Da queste parti s’è già parlato di Kissòs, la vendemmia tardiva di falanghina che avevo assaggiato in verticale nei primi mesi del 2021. Ma non possiamo dimenticare le altre due ambiziose interpretazioni dell’uva a bacca bianca regina del Sannio, ovvero Cent’Ore e Cambioluna (quest’ultima fermenta e affina in barrique). Avrò presto modo di degustarle ancora, visto che tornerò in contrada Tora a Torrecuso per approfondire le novità sul fronte rossista che i fratelli Giampiero e Francesco Rillo mi hanno vagamente anticipato.

È però della Falanghina del Sannio Taburno 2020, vero e proprio pilastro della “linea autoctoni” di Cantine Tora, che voglio parlarvi. A distanza di qualche mese dai primissimi, pur confortanti, assaggi, l’ho ritrovata sulla tavola più in forma che mai. Non c’è da stupirsi, beninteso, ché un sensibile allungo del periodo di affinamento in vetro non può che fargli bene!

Gialla è gialla, a testimonianza di come l’annata piuttosto calda abbia accentuato il profilo solare del vino. C’è poi una bella vena balsamico-erbacea ad arricchire il sorso pieno, ricco, però mai in debito di spinta acido-sapida.

I 10/12 europei che occorrono in media per l’acquisto sono solo un altro buon motivo per metterne in cantina qualche bottiglia e stapparle tra un po’ di tempo “per vedere l’effetto che fa” (cit).

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Falanghina del Sannio: il vino fermo e lo spumante di Rossovermiglio

Rossovermiglio, Falanghina del Sannio

Rossovermiglio, l’azienda dei coniugi Mariateresa De Gennaro e Piero Verlingieri, propone 3 diverse interpretazioni della falanghina: vino spumante, fermo e passito.

È successo che son passati già 4 anni dalla mia unica visita all’azienda Rossovermiglio. A quanto pare, insomma, se si eccettuano alcuni veloci passaggi in cantina, mi sono forse adagiato su quel «tanto sono a due passi da casa»… 😉

Capirete dunque che è stato curioso incontrare di nuovo Mariateresa De Gennaro in trasferta: non a Paduli, dove abitiamo entrambi, bensì a Roma, in occasione del Focus sui vini della Campania organizzato da Gowine.

Ho riassaggiato tutta la batteria dei vini e, in particolare, 2 delle 3 etichette a base falanghina. Più bianchi che rossi, per la cronaca, a dispetto di un nome – Rossovermiglio, appunto – che racconta una storia famigliare da sempre legata alla produzione di uve a bacca nera, prima di essere “rinnegata” da Piero Verlingieri, che nel 1992, pochi anni dopo il suo ingresso in azienda, piantò le tradizionali uve bianche della Campania: falanghina, fiano e greco.

La foto di copertina ritrae proprio Mariateresa, moglie di Piero, mentre mesce i suoi vini e racconta con orgoglio gli sforzi profusi sin qui: «facciamo tutto noi, spumante compreso, solo e soltanto con le uve di cui ci prendiamo cura direttamente».

i vini

La Falanghina del Sannio Frenesia Brut (**), a mio avviso, è forse l’etichetta che ha fatto i maggiori passi in avanti. Si tratta di uno “charmat lungo” che già non mancava di una sua piacevolezza: la sensazione ora è che ci sia una dolcezza più misurata con le solite buone doti di acidità e sapidità. Non è ancora “il mio vino“, eh, ma è una bollicina che piace e ben si presta a tante occasioni di consumo.

La versione ferma, Falanghina del Sannio 2019 (***), si conferma invece a buoni livelli. Non andate alla ricerca di chissà quale complessità né di particolare esplosività dei profumi: quello nel calice è un bianco semplice, ma solido e ben orchestrato, con un sorso efficace, di discreta finezza e piacevolmente acido.